Carpinetonline intervista:
Visto la situazione della valle del Sacco abbiamo fatto un' intervista all' assessore delle politiche sociali del comune di Carpineto Romano Roberto Corsi :
Domande
1) Visto la situazione della valle del sacco noi cittadini di
Carpineto ci dobbiamo preoccupare della nostra salute?
2) Ci sono delle patologie alle quali si va incontro dopo aver assunto
anche si in forma lieve l' oggetto inquinante della valle del sacco?
3) Ci sono dei controlli da fare dal punto di vista medico? Quali?
Dove si fanno?
4) Quali sono gli alimenti che dobbiamo evitare?
Risposte
Vorrei prima di tutto ringraziare l’Amministratore del sito www.carpinetonline.com per avermi invitato ad intervenire su un tema importante e delicato, come lo stato di inquinamento della Valle del Sacco, e per il lavoro che sta facendo per questo sito, che viene scelto sempre da più cittadini che intendono confrontarsi su tutto ciò che avviene sul nostro territorio e non solo.
Sono ormai passati circa cinque mesi dall’inizio della vicenda legata al ritrovamento di beta-ESACLOROCICLOESANO nel latte proveniente da una azienda presente nel Comune di Gavignano e destinato al ciclo produttivo. Da allora l’allarme ha finito per interessare centinaia di aziende produttrici di latte presenti lungo il corso del Fiume Sacco, a partire dal territorio situato a sud di Colleferro e fino alla confluenza con il Fiume Liri.
L’inquinante incriminato è un isomero organoclururato dell’ ESACLOROCICLOESANO contenuto nella miscela di sintesi del pesticida Lindano.
Come è arrivata questa molecola nel latte?
Cerchiamo di capirlo effettuando alcune brevi considerazioni.
L’uso del Lindano è limitato nelle produzioni agricole dal 1975 ed è completamente vietato dal 2001. Peraltro il mancato ritrovamento di altre molecole ha escluso l’uso illegale di questo pesticida per la produzione del foraggio da parte dei allevatori-produttori, che in questa vicenda risultano senz’altro la componente più fortemente danneggiata.
E’ noto, invece, che nell’area industriale di Colleferro è stata attiva fino agli anni ’80 un’azienda che produceva Lindano e che fin dal 1990 è stata individuata un’area all’interno dei possedimenti della società in cui sono stati rilevati livelli abnormi di metalli pesanti e di ESACLOROCICLOESANO. Se a tutto questo si aggiunge che le indagini effettuate dagli organi competenti nella zona a nord di Colleferro hanno dato esito negativo, si arriva alla logica conclusione che la contaminazione dei foraggi e quindi del latte sia derivata dall’acqua del Fiume Sacco a partire dalla sorgente primaria rappresentata dal sito industriale di Colleferro.
Chiarito questo, occorre interrogarsi su quali siano le caratteristiche del beta-ESACLOROCICLOESANO, e su quali siano i suoi effetti sulla nostra salute.
Tale antiparassitario risulta poco biodegradabile, con una lunga persistenza ambientale; lipofilo con accumulo nelle specie vegetali e nei tessuti adiposi animali,con possibilità di presenza nelle carni degli animali macellati e nel latte.
Sugli animali ha dimostrato di provocare convulsioni e coma nell’intossicazione acuta, lesioni epato-renali, immunodepressione e ipofertilità in quella cronica.
Nell’uomo la sostanza può essere assunta per inalazione o per ingestione, provocando tosse, nausea, vomito, diarrea, tremori, fino alla morte nell’ingestione massiccia e acuta, soprattutto per gli effetti sul sistema nervoso centrale. L’esposizione cronica, invece, si associa ad un possibile effetto cancerogeno sul fegato e sulla mammella (classe IARC 2B) e tossico per la riproduzione e lo sviluppo umano.
Allora rispetto a tutto questo, i cittadini di Carpineto si devono preoccupare?
Intanto mi preme subito sottolineare che benchè il nostro Comune sia a ridosso dell’area interessata, non ospita aziende coinvolte.
Inoltre dal momento in cui la vicenda è stata resa pubblica c’è stata l’attivazione di tutti gli organi competenti: Regione Lazio, Comuni ed ASL coinvolti, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, Arpa, ecc... .
Tutto ciò ha consentito di arginare, seppur parzialmente, tale fenomeno di grave inquinamento anche attraverso l’esecuzione di un’indagine epidemiologica, che ha permesso di individuare nel periodo aprile-giugno 2005 12 aziende ovicaprine
(19,7%), 1 azienda di bufale (9,1%) e 36 aziende di bovini (12,2%) che hanno riportato livelli non conformi in almeno uno dei controlli effettuati.
Questo, insieme alle caratteristiche patogenetiche con cui agisce la sostanza, deve indurre, a mio avviso, ad uno stato di cauta tranquillità da parte dei cittadini.
Infatti in assenza di un contatto dimostrato con il beta-ESACLOROCICLOESANO e quindi della sintomatologia sopra descritta, non ci sono le condizioni per richiedere accertamenti diagnostici particolari. Peraltro non trovo motivazioni neppure per evitare qualsivoglia alimento, vista l’eterogenea derivazione della carne e del latte che assumiamo, tenendo anche conto dei controlli che si stanno realizzando nella aziende interessate.
Per concludere, ritengo che la soglia di attenzione riguardo all’inquinamento del nostro patrimonio ambientale non deve comunque calare. Infatti lo “scandalo del latte ai pesticidi” della Valle del Sacco rappresenta un ulteriore esempio di come molto spesso la nostra attenzione sia rivolta all’ambiente solo in condizioni di emergenza. Così le pratiche di tutela e di valorizzazione faticano a trovare il giusto spazio in contesti in cui la produttività economica sembra essere l’interesse predominante.E’ un diritto di tutti i cittadini vivere in un ambiente sano, è un dovere di tutti gli amministrtatori e responsabili delle istituzioni considerare la salute l’obiettivo primario di tutte le loro scelte passando per la salvaguardia dell’ambiente.